Endimione addormentato e Selene

- Autore
- Baldassarre Peruzzi
- Dati Anagrafici Autore
- Siena, 1481 – Roma 1536
- Tipologia
- Dipinto
- Tecnica
- Olio su tavola
- Soggetto
- Endimione addormentato e Selene
- Periodo storico
- XVI secolo
- Datazione
- XVI secolo
- Dimensioni
- 70 x 127 cm
- Luogo d'esposizione
- Palazzo Chigi Saracini
- Collezione
- Chigi Saracini
Descrizione:
La tavola, precedentemente attribuita a Giorgio di Giovanni, mette in scena un episodio mitologico raccontato da Apollodoro da Rodi. Selene, la dea della luna, si innamora perdutamente di Endimione, un mortale che alcune tradizioni individuano come un pastore della tribù degli Eoli, altre come principe dell’Elide, e chiede a Giove di fargli dono di un’eterna giovinezza.
Il dipinto ci mostra Selene alla guida di un carro trainato da due cavalli bianchi mentre si sta avvicinando a Endimione, profondamente addormentato su una roccia. Il giovane è a torso nudo e appoggia la testa sul braccio; uno dei suoi cani gli sta accanto, quasi a vigilare sul suo sonno, mentre l’altro custodisce il gregge a riposo. A destra, un ruscello serpeggia verso un promontorio, dietro al quale appaiono i primi raggi dell’alba.
I due protagonisti – la dea vestita di un abito color lampone, ed Endimione colto in una posa abbandonata – non dominano la scena, ma si inseriscono in una ricca composizione in cui lo sguardo dello spettatore è indirizzato verso gli animali e verso il paesaggio profondo che si sviluppa nella parte destra del dipinto, conferendo all’intera scena un tono fiabesco e sognante.
L’opera si ispira al sarcofago dei Musei Vaticani di stesso soggetto, sicuramente conosciuto dal Peruzzi, e probabilmente doveva essere inserita in una spalliera destinata ad arredare una camera da letto insieme a un dipinto raffigurante Orfeo che incanta gli animali, da identificare con “la testiera di Orfeo e molti animali” ricordata dal Mancini fra le opere dell’artista non citate dal Vasari.