
Rocca e Torre Salimbeni
L’intervento di sistemazione della sede storica, effettuato da Spadolini, ha riguardato in particolare il restauro dell’insieme medievale formato dalla Rocca e dalla torre dell’antico Castellare dei Salimbeni.
Il progetto, il più sostanziale eseguito su queste fabbriche dopo quello del Partini nel XIX secolo, mirava a conservare nella sua integrità la valenza storica delle antiche strutture. Lo spigolo della Rocca e quello della torre, posta dirimpetto, furono liberati dalle murature superflue e valorizzati in tutta la loro possenza.
La torre dei Salimbeni, struttura in pietra che costituiva un elemento cardine del Castellare, si può oggi ammirare grazie all’ampio spazio che è stato recuperato demolendo una vecchia scala dei primi del Novecento. Spadolini ideò una nuova struttura con una serie di ballatoi circolari convergenti sulla torre e collegati fra loro da una scala parzialmente nascosta dietro uno schermo portante di cemento. Questa meditata azione di recupero ha permesso la creazione di un ampio volume che, grazie all’inserimento di una leggera copertura di vetro bronzato, sembra proseguire nel cielo; lo spazio circolare lasciato libero dai ballatoi consente una visuale unica dell’insieme.

Il dialogo tra materiali antichi e nuovi è uno degli aspetti più riusciti dell’intervento: alla pietra grezza delle murature storiche e alle pavimentazioni in cotto si affiancano cemento, legno, vetro e metallo, utilizzati con misura per evidenziare i nuovi inserimenti senza sovrapporsi alle preesistenze. Così nel cemento dei pianerottoli sono a vista le impronte dell’armatura in legno, che del legno restituiscono il disegno di nodi e venature; il cemento martellinato della scala replica la ruvida consistenza della pietra calcarea con cui è realizzata la torre; il legno di quercia per i pavimenti e per la balaustra, sabbiato e patinato, restituisce il colore caldo del legno antico.
Il progetto è considerato tra i più rappresentativi dell’architettura Organica in Italia. Ad essa si ispira pure il motivo della compenetrazione fra spazi interni e spazi esterni proposto nei vani che fungono da snodo fra i diversi fabbricati: qui i volumi sono interrotti con lastre di vetro che, sviluppandosi con linea continua dal basso verso l’alto, creano dei tagli verticali in dialogo con lo spazio esterno. La struttura architettonica dell’intero complesso risulta concepita come un grandioso organismo che cresce in armonia con le proprie funzioni e ciò che lo circonda.
Il complesso include anche il Museo San Donato: quest’area era in origine occupata da una chiesa romanica, sconsacrata agli inizi del XIX secolo quando, a seguito delle soppressioni napoleoniche, fu utilizzata come deposito delle carrozze. Nel 1925 il locale fu acquistato dalla Banca e oggi ospita parte della collezione d'arte della Banca. Nel 2011 sono stati infatti effettuati interventi per adeguare gli spazi ai più moderni standard museali, al fine di garantire una maggiore sicurezza e conservazione del patrimonio, ed è stato progettato un percorso espositivo basato su criteri cronologici, per offrire al visitatore una visione organica dell'arte senese.
